Rosaria Gasparro

 

 

SCUSATE LA CONFUSIONE, STIAMO IMPARANDO A STARE INSIEME

«Com’è il tuo Dio, Malak?» 
«È come il tuo. Cambia il nome, ma è sempre lui… Come noi due che abbiamo unnome diverso ma sempre bambine siamo».
«Già… l’abbiamo detto anche nello spettacolo di Natale che ha tanti nomi ma che è uno solo per tutti». 
«Sai maestra, la mia mamma mi ha detto che uno di questi giorni posso invitare a casa mia Malak, così disegniamo insieme».
«A me piace l’azzurro…»
«A me l’arancione…»
«Lo sapete che il nome di questi colori ce li hanno insegnati gli arabi? Tante parole che noi usiamo vengono da loro – zucchero, scirocco, tazza, ragazzo, pigiama…limoni, albicocche, cotone, spinaci… Anche i numeri che usiamo».

 

Sorridono i bambini musulmani. Sentono il loro valore in queste parole dalle radici dolci e lontane. Che si muovono nell’aula e scendono dentro di noi.

L’orizzonte è aperto. Ci comprende tutti. Si sposta e ci fa muovere. Troviamo la nostra strada, la perdiamo, ci giriamo intorno, la cambiamo.

Puntiamo sui bambini. Il mondo non è un castello di marzapane e zucchero filato ma non può essere nemmeno il deserto dell’orrore in cui vogliono portarci.

Puntiamo sull’educazione. Sulla pienezza e l’intelligenza del vivere. Sul fondo comune che attraversa i confini e, sensibile, invita a casa a giocare insieme senza paura. Quel fondo comune che scopre le identità e le apre, le mescola. Orecchiette e couscous. Polpette di pane e falafel. La coesistenza come disciplina che trova in ogni frammento l’intero.

Sono queste le prove che siamo chiamati a sostenere. Prove che chiedono attenzione costante e spirito di servizio, la necessità di alzare la soglia della nostra responsabilità, il tenere insieme il liberare e l’impedire, l’aiuto e l’inclusione. Prove di ripensamento e di generosità profonda perché come recita il Talmud “Il mondo può essere salvato solo dal soffio della scuola”.

«Maestra, a me piace l’angelo. Con la neve ne ho fatto uno grande nell’orto. Con le ali. E sono musulmano».

Gioia e coraggio. A bizzeffe (anche questa mi sa che è araba). Perché l’odio si può vincere.

illustrazione Giulia Orecchia

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